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Fresatura di tubi in scambiatori di calore: manutenzione e sostituzione fasci tubieri

Fresatura di tubi in scambiatori di calore: manutenzione e sostituzione fasci tubieri

La manutenzione di un fascio tubiero richiede quattro lavorazioni principali sulla piastra: intestatura a filo, smusso per la saldatura, ripresa dopo l’estrazione del tubo e asportazione del tubo con la saldatura esistente. Il primo criterio di scelta della macchina è il tipo di bloccaggio: interno nella maggior parte delle piastre tubiere, esterno sulle piastre piane a tubi paralleli, dove il tubo sporge quanto basta per un aggancio stabile dall’esterno. Definita la famiglia, il modello si sceglie sul diametro dei tubi, sullo spazio disponibile sulla piastra, sul numero di tubi da lavorare e sul materiale del fascio. GBC Industrial Tools costruisce fresatubi a bloccaggio interno ed esterno per tutte queste condizioni.

 

Perché il fascio tubiero è il punto più delicato della manutenzione

In uno scambiatore di calore a fascio tubiero il giunto tra tubo e piastra tubiera è uno degli elementi più critici dell’intero componente. Lo standard di riferimento per la progettazione meccanica di questi scambiatori è quello sviluppato da TEMA (Tubular Exchanger Manufacturers Association), l’associazione dei costruttori del settore con standard ad adozione diffusa nel mondo. Il giunto può essere realizzato per espansione meccanica del tubo, per saldatura o con un metodo combinato. La letteratura tecnica segnala tra i difetti di lavorazione più frequenti la porosità, la mancanza di fusione o penetrazione e le cricche da ritiro, spesso legate a un infragilimento della zona termicamente alterata dalla saldatura.

Questo spiega perché la preparazione meccanica del giunto conta quanto la saldatura stessa. Una lavorazione a freddo, ripetibile e senza apporto termico incontrollato riduce il rischio di introdurre proprio quei difetti che rendono fragile il punto più sollecitato dello scambiatore. È il compito che assolvono le fresatubi GBC, progettate per intestare e smussare il tubo prima della saldatura senza alterarne la metallurgia.

Le lavorazioni richieste su un fascio tubiero

Chi si occupa di manutenzione su uno scambiatore di calore, in centrale termica, in raffineria o in un impianto chimico, affronta quasi sempre lo stesso set di interventi sulla piastra tubiera. La prima è l’intestatura a filo della piastra: il tubo va tagliato e rifinito esattamente a livello della superficie, senza lasciare sporgenze che compromettano la tenuta o l’accoppiamento successivo. La seconda è lo smusso per la saldatura tubo-piastra, la geometria che prepara il giunto a ricevere il cordone secondo le indicazioni del progetto.

Le altre due lavorazioni ricorrono quando un tubo va sostituito. Dopo l’estrazione del tubo danneggiato, la sede sulla piastra va ripresa per restituire una superficie di accoppiamento pulita al nuovo tubo: è la ripresa dopo l’estrazione. Quando invece il tubo va prima rimosso, occorre l’asportazione del tubo e della saldatura esistente, per liberare completamente la sede prima di procedere al ripristino. Sono queste quattro lavorazioni a definire il perimetro dell’intervento su un fascio tubiero, ed è su queste che va dimensionata la scelta della macchina.

Bloccaggio interno o esterno: il primo criterio di scelta

La prima domanda che sorge nella scelta della macchina per un intervento su piastra tubiera riguarda il modo in cui essa si aggancia al tubo stesso. Esistono due approcci: il bloccaggio interno, che blocca la macchina dentro il diametro interno del tubo, e il bloccaggio esterno, che la blocca sul diametro esterno sporgente dalla piastra.

Nella pratica, sulle piastre tubiere più comuni i tubi non sporgono a sufficienza dalla piastra per consentire un bloccaggio esterno solido. Per questo motivo, nella grande maggioranza dei casi si scelgono macchine a bloccaggio interno: è il criterio che GBC applica quando riceve una richiesta di questo tipo, e che nella pratica commerciale copre circa il 90% delle situazioni. Le macchine a bloccaggio esterno restano la soluzione corretta per le piastre tubiere piane, con tubi disposti in parallelo, dove il tubo sporge quanto basta per garantire un aggancio stabile dall’esterno senza intervenire sulla superficie interna.

Le macchine GBC per la fresatura su piastra tubiera

 

MINI K portable pipe beveler

MINI K portable pipe beveler

Il tipo di bloccaggio divide in due la gamma GBC per il lavoro su fascio tubiero.

Per il bloccaggio interno, la MINI K lavora su diametri interni da 20 a 42 mm (riducibili fino a 12,4 mm con alberi opzionali), esegue smusso e intestatura ed è disponibile in versione pneumatica, elettrica o a batteria. È indicata per tubi caldaia, scambiatori di calore e installazioni in campo, con alberi curvi opzionali utili quando l’intervento riguarda curve o giunti a T vicini alla piastra. Sulla stessa fascia di diametri la gamma si articola in tre varianti: la MINI K LEVER con avanzamento azionato a leva, la MINI C40 con ingombro di soli 40 mm su tubi da 20 a 39 mm di diametro interno, e la MINI AUTO COMPACT con avanzamento automatico regolabile e sensore di finecorsa. Su diametri superiori, da 28 a 76 mm, la Boiler K copre la stessa logica di bloccaggio interno con un mandrino a 4 posti utensile, pensata per interventi in campo su centrali e raffinerie oltre che per la preparazione di scambiatori di calore in spazi ristretti.

 


TC40 portable beveler

TC40 portable beveler



Per il bloccaggio esterno, riservato alle piastre piane a tubi paralleli, GBC propone la TC40 (diametro esterno 10-48,3 mm) e la TC73 (diametro esterno 10,3-73 mm). Entrambe sono progettate specificamente per entrare nelle finestre delle piastre tubiere in fase di riparazione, costruzione o giunzione, con ganasce intercambiabili per adattarsi a diversi diametri e avanzamento a volantino per un controllo preciso della profondità di lavorazione. La MINI K OD, con bloccaggio esterno autocentrante a tre punti su diametri da 10 a 60 mm, completa la gamma quando serve preservare integralmente la superficie interna del tubo, condizione tipica anche di alcune riparazioni su piastra tubiera oltre che di applicazioni medicali e alimentari.

Dalla tipologia al modello: diametro, spazio, numero di tubi, alimentazione

Il bloccaggio indica la tipologia, non ancora la macchina da portare in cantiere: dentro ciascuna delle due tipologie restano più modelli, e a separarli sono quattro informazioni sul fascio tubiero.

Il diametro dei tubi

Ogni fresatubi copre un intervallo di diametri definito, e l’intervallo si legge sul diametro interno per le macchine a bloccaggio interno, su quello esterno per le macchine a bloccaggio esterno. Sui fasci tubieri l’intervallo utile è quello delle serie Mini, TC e Boiler: si va dai 10 mm di diametro esterno della TC40 ai 76 mm di diametro interno della Boiler K. Sotto i 20 mm di diametro interno servono gli alberi ridotti opzionali, che sulla MINI K portano il campo di lavoro fino a 12,4 mm. La gamma fresatubi GBC nel suo complesso arriva fino a 1016 mm, ma quei diametri appartengono ad altri ambiti, non alla piastra tubiera.

Lo spazio disponibile sulla piastra

Su un fascio tubiero il vincolo non è quasi mai la potenza, ma l’ingombro: il passo tra i tubi, la vicinanza al mantello e la profondità della camera limitano la macchina che si riesce a posizionare. È la condizione per cui nasce la MINI C40, con i suoi 40 mm di ingombro, indicata dalla scheda prodotto per pareti tubiere e scambiatori di calore. Le macchine a bloccaggio esterno della serie TC sono invece progettate per entrare nelle finestre delle piastre tubiere in riparazione, costruzione o giunzione. Quando l’intervento riguarda curve o giunti a T vicini alla piastra, gli alberi curvi opzionali di MINI K e Boiler K risolvono l’accesso.

Il numero di tubi da lavorare

In un fascio tubiero, la stessa lavorazione si ripete su decine o centinaia di sedi, e ciò che conta è il tempo di ciclo per tubo. Qui la differenza la possono fare le due varianti Mini pensate per il lavoro seriale. La MINI K LEVER, con l’avanzamento a leva che accorcia il ciclo di lavoro, è indicata per lavorazioni seriali su tubazioni di caldaie, scambiatori e sketch in opera. La MINI AUTO COMPACT è destinata dalla scheda prodotto alle lavorazioni in serie su scambiatori di calore di grandi dimensioni, per la lamatura di precisione del fascio tubiero, la rimozione dei cordoni di saldatura e la preparazione della piastra: avanzamento automatico e sensore di finecorsa rendono la profondità ripetibile tubo dopo tubo, senza dipendere dalla mano dell’operatore. Su interventi puntuali, di poche sedi, l’avanzamento manuale a volantino delle TC resta la soluzione più semplice.

 


Mini Auto Compact

Mini Auto Compact Beveler



 

L’alimentazione disponibile in cantiere

L’ultimo criterio sembra banale finché non manca l’aria compressa in cantiere. MINI K, MINI K LEVER, MINI C40 e Boiler K esistono in versione pneumatica, elettrica o a batteria; la MINI AUTO COMPACT è pneumatica, con bloccaggio pneumatico automatico disponibile come opzione anche sulla MINI K LEVER. Su un fermo impianto in cui la rete aria è isolata, o su una camera raggiungibile solo con tubazioni lunghe, la versione a batteria evita di dover attrezzare il punto di lavoro prima ancora di cominciare.

Quanto è importante il materiale del fascio tubiero?

I fasci tubieri che arrivano in manutenzione sono realizzati nei materiali più diversi: acciaio al carbonio, acciaio inossidabile, duplex, inconel, rame e cupronichel, titanio. Le fresatubi GBC sono in grado di affrontarli senza problemi grazie a una vasta scelta di utensili personalizzabili, mentre la macchina resta la stessa a prescindere dalla lega del fascio.

Il materiale entra nella scelta a un altro livello: cambia l’utensile e cambiano i parametri di lavorazione, non la macchina. Il vantaggio della lavorazione a freddo resta identico su tutte queste leghe, perché non introduce apporto termico nella zona che verrà poi saldata, e conta soprattutto sui materiali il cui comportamento in saldatura è più sensibile. Solo quando una lavorazione specifica non risulta fattibile con la macchina standard si valuta una soluzione personalizzata. Per chi gestisce impianti con fasci tubieri eterogenei il vantaggio è concreto: la stessa MINI K o la stessa TC73, con l’utensile corretto, coprono l’intera gamma di leghe più comuni senza bisogno di configurazioni parallele.

Il modello giusto per il tuo fascio tubiero

Bloccaggio, diametro dei tubi, spazio sulla piastra, numero di tubi da lavorare e materiale: sono le cinque informazioni che portano al modello adatto. Il team tecnico GBC le usa per indicare la fresatubi giusta per l’intervento, alberi ridotti o curvi compresi, e per valutare una soluzione dedicata quando la macchina standard non basta. Descrivi il tuo fascio tubiero dalla pagina contatti e ricevi l’indicazione sul modello, oppure consulta l’intera gamma fresatubi GBC.

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